Lo stereotipo della gattara non è arrivato già formato con un personaggio televisivo o una battuta su internet. Immagini e documenti più antichi mostrano persone che usavano i gatti per esprimere giudizi sulle donne. Non ci consegnano una data di nascita unica e precisa dell’insulto moderno.
La domanda utile è che cosa mostri davvero ogni fonte conservata. Un’accusa di stregoneria, una stampa satirica e una cartolina sul suffragio sono prove di tipo diverso. Unirle in un’unica storia ininterrotta può far sembrare la ricostruzione più certa di quanto sia.
Un’accusa testimonia una credenza
L’Essex Record Office conserva documenti collegati al procedimento del 1566 contro Agnes Waterhouse, Joan Waterhouse ed Elizabeth Francis. Il suo resoconto della storica Marion Gibson spiega sia il caso sia l’opuscolo a stampa che lo rese noto.
Waterhouse fu giustiziata a Chelmsford il 29 luglio 1566. L’affermazione comune che fosse la prima donna giustiziata per stregoneria in Inghilterra è fuorviante: esecuzioni precedenti erano avvenute sotto altre categorie giuridiche, fra cui eresia e tradimento.
Le storie di animali familiari appartengono alle accuse e alle credenze attorno a quei processi. Non descrivono eventi soprannaturali dimostrati, e la presenza di un gatto non stabilisce motivazioni, circostanze domestiche o salute mentale di una donna. È una distinzione essenziale quando si leggono materiali prodotti dagli accusatori.
La zitella come battuta visiva
Una stampa conservata, intitolata Old Maids at a Cat’s Funeral, rende visibile l’associazione. Donne che piangono un gatto diventano oggetto di caricatura. Il titolo dice allo spettatore come interpretarle prima che abbia considerato qualsiasi altra cosa.
La mia lettura dell’immagine è che l’affetto per un animale venga usato come scorciatoia per giudicare le persone che lo esprimono. È un’interpretazione di questa specifica satira, non la prova che ogni donna non sposata vivesse con gatti o che una stampa abbia inventato lo stereotipo.
Illustra anche un problema ricorrente delle battute trattate come testimonianze sociali. Una caricatura mostra ciò che qualcuno pensava che un pubblico avrebbe riconosciuto. Non fornisce un censimento affidabile delle persone caricaturate.
I gatti potevano sostenere entrambi i fronti di una campagna politica
La storia di gatti e suffragio del National Park Service, basata sulle collezioni, descrive immagini che usavano i gatti per ridicolizzare le richieste politiche delle donne. Riporta anche un ruolo felino molto diverso: il gattino Saxon accompagnò Nell Richardson e Alice Burke nel loro viaggio di campagna del 1916.
Il contrasto conta. L’animale non era un simbolo fisso con un unico significato. Gli oppositori potevano farne un paragone svilente; le attiviste potevano farne un compagno e una mascotte. Il senso dipendeva da chi controllava l’immagine e la storia che la circondava.
Avere un gatto non è una diagnosi psichiatrica
Uno studio del 2017 di Francesca Solmi e colleghi ha esaminato il possesso di gatti durante gravidanza e infanzia in relazione alle esperienze psicotiche nell’adolescenza. Dopo l’aggiustamento per possibili fattori confondenti, non ha trovato prove di un’associazione in quella coorte.
Questo non risolve ogni domanda su Toxoplasma gondii, infezione o salute mentale. Possedere un gatto e avere un’infezione confermata sono esposizioni diverse, e uno studio osservazionale non può rispondere a ogni quesito causale. Mostra però perché un soprannome stigmatizzante sia un pessimo sostituto di una ricerca definita con cura.
Non serve diagnosticare qualcuno a partire dagli animali che ha in casa. Né una discussione sugli stereotipi dovrebbe trasformare il risultato specifico di uno studio in una promessa illimitata sulla salute.
Uno stereotipo familiare senza un’unica origine
Le prove presentate sostengono diversi episodi dell’associazione fra donne e gatti. Non stabiliscono il primo uso in assoluto dell’esatta espressione «cat lady», né dimostrano che ogni battuta successiva discenda direttamente dai processi per stregoneria.
Mantenere visibili questi limiti rende l’argomento più solido. I gatti sono stati usati ripetutamente per comprimere in un’immagine un giudizio su una donna. La persona scompare nell’etichetta; l’animale diventa la spiegazione.
Per la storia collegata delle credenze sull’animale stesso, leggi il nostro articolo sulle superstizioni sui gatti neri (in inglese). Le storie si sovrappongono, ma nessuna si riduce all’altra. Un gatto può anche essere semplicemente un gatto, e una donna può apprezzarne la compagnia senza diventare una teoria.
Traduzione italiana dell’articolo originale in inglese del 2026-09-11. Tradotto il 30 ottobre 2026 con assistenza IA; i riferimenti temporali restano quelli dell’originale.




