The Cat Came Back: una canzone che si rifiuta di andarsene

A yellow cat appears beside a sequence of doorways with a small pumpkin.

Un uomo vuole liberarsi di un gatto. Il gatto torna. Una volta stabilito lo schema, il pubblico può anticipare il prossimo fallimento prima ancora che avvenga. E questo rende ancora più divertente assistere a tentativi sempre più elaborati.

The Cat Came Back è passata da canzone ottocentesca a interpretazioni folk e film d’animazione. Il suo gatto ostinato è una compagnia particolarmente adatta a Halloween, quando una storia può far ridere e inquietare un po’ allo stesso tempo.

Una canzone con una lunga storia documentata

La Lester S. Levy Sheet Music Collection della Johns Hopkins conserva un’edizione del 1893, attribuita a Harry S. Miller e pubblicata da Will Rossiter a Chicago. Il catalogo ci offre un documento storico concreto da consultare, anziché un’origine indovinata ascoltando una registrazione moderna.

È una buona abitudine quando si incontrano canzoni che sembrano esistere da sempre. Le esecuzioni ripetute possono far apparire un’opera senza autore, mentre una prima edizione a stampa conserva un nome, una data e una versione precisa.

Le versioni successive vanno considerate proprio come tali. Parole, strofe e interpretazione possono cambiare nel passaggio da un artista e un pubblico all’altro. Un ritornello familiare può unirle senza rendere ogni dettaglio parte dello stesso testo originale.

La battuta sta nel ritorno

Gran parte del lavoro la fa la ripetizione. Chi ascolta impara lo schema e comincia ad aspettarlo. Ogni nuovo tentativo solleva una domanda evidente: come farà la storia a tornare al gatto?

Il proprietario continua a trattare il problema come qualcosa che si possa risolvere impegnandosi di più. Il pubblico capisce sempre meglio che il divertimento sta proprio in quell’impegno. Quando il ritorno del gatto sembra inevitabile, l’attenzione si sposta sulle conseguenze del provarci ancora.

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L’animale funziona benissimo al centro della battuta. I gatti hanno già una nota reputazione per la libertà con cui scelgono percorsi e appuntamenti. Trasformare quell’indipendenza in un ritorno impossibile richiede pochissime spiegazioni.

La versione animata di Cordell Barker

La pagina del film del 1988 sul sito del National Film Board of Canada presenta il corto di Cordell Barker come una versione animata della canzone folk. Gli sforzi del signor Johnson per allontanare un piccolo gatto giallo diventano una successione di disastri sempre più grandi.

In un approfondimento curatoriale sui film di Barker, il NFB descrive l’arrivo apparentemente gradito del gatto e i danni che spingono Johnson a non volerlo più. Questo cambiamento dà un punto di partenza al conflitto, prima che le conseguenze sempre più assurde prendano il sopravvento.

Il film ottenne una candidatura all’Oscar, come ricorda la raccolta del NFB dedicata a Barker. È una commedia nera in miniatura: vale la pena guardarla tanto per il modo in cui costruisce l’attesa quanto per le disavventure che seguono.

Una visione di Halloween con l’orecchio alla musica

In origine non era una canzone di Halloween. Il legame con questa ricorrenza nasce dall’inquietante ostinazione del gatto e dalle possibilità comiche più cupe del suo ritorno. L’animazione può far convivere nella stessa inquadratura un animale dall’aria allegra e una situazione davvero terribile.

Durante la visione, ascolta come la musica ti prepara a una ripetizione. Poi osserva che cosa cambia nelle immagini al tentativo successivo. La nostra raccolta di canzoni sui gatti (in inglese) offre altri esempi di come un personaggio felino possa dare forma a un brano musicale.

Il corto di Barker è un esempio particolarmente riuscito di una storia che sa che conosci già lo schema. La domanda, ormai, è quanti guai combinerà l’essere umano prima di accettarlo.

Traduzione italiana dell’articolo originale in inglese del 2026-10-29. Tradotto il 30 ottobre 2026 con assistenza IA; i riferimenti temporali restano quelli dell’originale.

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