La storia dei meme sui gatti non è cominciata con un algoritmo di raccomandazione. Molto prima che si potesse caricare online un gattino, i fotografi mettevano già in scena piccoli drammi umani con i gatti. Internet ha dato a un vecchio entusiasmo una distribuzione molto più rapida e una generosissima scorta di errori di ortografia.
Questa cronologia segue alcune tappe principali, dalle fotografie vittoriane ai LOLcat, ai remix video e alle assurdità generate dall’IA. È una storia di formati che si sovrappongono, non una gara per trovare l’unico gatto che avrebbe inventato tutto.
Per il racconto più ampio, oltre il reparto felino, partite dalla nostra guida alla storia dei meme di internet (in inglese).
Indice
- Prima di internet: fotografie e didascalie
- Dalla condivisione personale a un formato condiviso
- Caturday, LOLcat e Cheezburger
- Keyboard Cat e il remix video
- Nyan Cat, Maru e diversi tipi di fama
- Grumpy Cat, Lil BUB e la celebrità
- Video brevi e suoni familiari
- Gatti IA e l’era del brainrot
- Domande frequenti
Prima di internet: fotografie e didascalie
Negli anni Settanta dell’Ottocento, il fotografo di Brighton Harry Pointer realizzava fotografie di gatti in posa note come Brighton Cats. Gli esempi conservati e raccolti da Sussex PhotoHistory comprendono piccole fotografie in formato carte de visite con didascalie umoristiche.
Chiamarli meme felini vittoriani è un paragone utile, purché ricordiamo la differenza. Erano cartoncini fotografici fisici, non immagini a cui venivano aggiunte continuamente nuove didascalie su una rete online. La somiglianza sta nella battuta: mostrare un gatto in una situazione riconoscibile e invitare a una lettura umana della sua espressione.
Più tardi Harry Whittier Frees fotografò animali vestiti e messi in posa in scene in miniatura. Il catalogo della Library of Congress data il suo Mischief Makers al 1915 e descrive due gattini in abito accanto a un cestino da cucito rovesciato.
Gli oggetti di scena sono cambiati, ma la tentazione di fondo no. Date a un gattino un minuscolo disastro domestico e chi guarda fornirà i dialoghi. A quanto pare, affidiamo responsabilità domestiche ai gatti da moltissimo tempo.
La parola «meme» è arrivata dopo
Richard Dawkins introdusse il termine nel libro del 1976 Il gene egoista, discutendo la trasmissione culturale attraverso l’imitazione. Il suo capitolo sui meme riguarda un’idea più ampia delle immagini di internet con didascalie.
Per un meme felino online, è utile mettere l’accento su ripetizione e variazione. Un’immagine può essere divertente da sola; un meme offre qualcosa di riconoscibile da riutilizzare, adattare o a cui rispondere.
Dalla condivisione personale a un formato condiviso
È utile distinguere la foto di un gatto da un formato di meme felino. «Ecco il mio gatto» presenta un animale. «Ecco questo gatto familiare che dice qualcosa sul tuo lunedì» invita il pubblico a riconoscere uno schema.
Questa distinzione spiega anche perché trovare la prima foto di un gatto caricata su internet non significherebbe necessariamente individuare il primo meme felino. Distribuzione, riuso e prove sopravvissute sono questioni diverse. I primi post possono scomparire; successive ripubblicazioni possono diventare più note delle fonti.
La lezione per una cronologia è essere cauti con i primati. Un esempio documentato offre un riferimento utile. Non dimostra automaticamente che nessuno abbia tentato qualcosa di simile prima.
Metà anni Duemila–2007: Caturday, LOLcat e Cheezburger
L’archivio Caturday di Know Your Meme colloca la tradizione dei post felini del sabato sulla board /b/ di 4chan a metà degli anni Duemila. Registra esempi e comunità collegate di quel periodo, anziché indicare un inventore individuale identificato con certezza.
Il rituale ricorrente contribuì a trasformare le immagini dei gatti in un’attività condivisa. Non si trovava soltanto un animale buffo: si contribuiva a una battuta che gli altri sapevano continuare.
All’inizio del 2007, Eric Nakagawa e Kari Unebasami lanciarono I Can Has Cheezburger?. Un’intervista del 2008 ai fondatori e a Ben Huh descrive il flusso di contributi e l’acquisizione da parte di Huh più tardi nel 2007. Unebasami fa parte di quella storia delle origini insieme a Nakagawa.
Perché la grammatica sgangherata funzionava
Il lolspeak forniva una voce comica riconoscibile: plurali inattesi, verbi volutamente goffi e richieste brevi ed enfatiche. La scrittura faceva parte della performance. Un LOLcat corretto tecnicamente perde spesso ciò che lo fa suonare come un LOLcat.
È anche per questo che le didascalie potevano viaggiare oltre la fotografia originale. Una volta capita la voce, un altro gatto poteva esprimere una lamentela diversa usando lo stesso linguaggio comico.
I LOLcat divennero un grande formato di internet conosciuto dal pubblico generale. Non furono la prima battuta online a raggiungere un pubblico più ampio, e non avevano bisogno di esserlo. Il loro risultato specifico fu rendere il formato accessibile: immagine, didascalia, ripeti. Nessun set costoso, nessun cast professionale e un protagonista che non aveva acconsentito a nulla di tutto questo.
2007–2009: Keyboard Cat e il remix video
Keyboard Cat è un buon esempio del perché data di creazione e data della diffusione virale non vadano fuse. Charlie Schmidt filmò Fatso nel 1984 e caricò il video su YouTube nel giugno 2007. Nel 2009, Brad O’Farrell lo riutilizzò come finale comico di un altro filmato: il formato «play him off», documentato nell’archivio di Keyboard Cat.
Il gatto sembrava suonare una tastiera perché Schmidt gli muoveva le zampe. La battuta era una messa in scena, non la scoperta che i gatti rossi tigrati avessero silenziosamente padroneggiato la teoria musicale.
Il remix diede al filmato una nuova funzione. Poteva congedare un’esibizione fallita, chiudere un momento imbarazzante o offrire una festosa uscita musicale dal disastro di qualcun altro. Quei pochi secondi diventarono una battuta finale riutilizzabile.
È un tipo di successo diverso da quello di un video autonomo e popolare su un animale domestico. Le persone non guardavano soltanto Fatso: usavano il filmato per dire qualcosa su altre immagini.
Gli anni Dieci: Nyan Cat, Maru e diversi tipi di fama
Christopher Torres creò nel 2011 l’animazione in pixel che divenne Nyan Cat. Nella sua intervista sul personaggio parla della creazione dell’ormai familiare gatto-dolcetto volante.
Il video dell’aprile 2011 univa quell’animazione a una versione di Nyanyanyanyanyanyanya!; a caricarlo fu saraj00n. Il risultato era animazione e suono, non una fotografia inalterata di un gatto con un cartone animato incollato intorno.
Nyan Cat conta in questa cronologia perché dimostra allegramente una cosa evidente: un meme felino non ha mai dovuto contenere un gatto vero. Un dolcetto in pixel che produce arcobaleni aveva già risolto la questione molto prima dell’IA generativa.
Maru e il piacere di un personaggio ricorrente
I video di Maru con le scatole offrivano un fascino diverso. Anziché una sola immagine disponibile per infinite didascalie, gli spettatori potevano tornare a un animale familiare che proponeva varianti di un’attività familiare.
Il resoconto di Guinness su Maru registra più di 325 milioni di visualizzazioni al 22 settembre 2016 per il suo precedente titolo di animale più visto su YouTube. Quel riconoscimento non va retrodatato al 2012. Guinness ne ha riportato la morte a 18 anni nel settembre 2025.
Maru rappresenta il canale ricorrente tanto quanto il meme da remixare. Parte del fascino stava nel sapere chi sarebbe apparso dopo, e nel sospettare che la prossima scatola potesse essere appena troppo piccola.
I video dei gatti diventarono anche un evento pubblico
Henri 2: Paw de Deux di Will Braden vinse nel 2012 il premio del pubblico Golden Kitty all’Internet Cat Video Festival del Walker Art Center, come documentato nell’archivio di Henri. La sua cupa filosofia felina in bianco e nero ricordava ancora una volta che la comicità dei gatti poteva avere una voce d’autore distinta.
Un gatto che fissa il vuoto può sostenere sia un monologo esistenziale sia il sospetto che la cena sia in ritardo. Il formato è versatile.
2012–2019: Grumpy Cat, Lil BUB e la celebrità
Il racconto ufficiale di Grumpy Cat data la sua ascesa al 2012, quando una fotografia della sua caratteristica espressione imbronciata si diffuse online. Il volto riconoscibile divenne un personaggio ricorrente, anziché un’immagine di reazione anonima.
Quella riconoscibilità rende interessante la storia commerciale: un pubblico può cercare un personaggio con un nome attraverso apparizioni e prodotti diversi. Non giustifica la ripetizione di una cifra non documentata sui guadagni di tutta una vita. La fama si vede; i conti finanziari sono un’altra cosa.
La storia di Lil BUB indica un altro uso dell’attenzione. La sua biografia ufficiale descrive il salvataggio in Indiana nel 2011, la necessità di cure particolari e la morte nel dicembre 2019. Lil BUB’s Big FUND porta avanti la missione di aiutare animali che hanno bisogno di sostegno aggiuntivo.
Questi gatti non rappresentavano tutti la stessa cosa. Un volto familiare poteva diventare una reazione, un altro il soggetto abituale di aggiornamenti affettuosi, un altro il fulcro di attività benefiche. «Gatto famoso su internet» comprende varie relazioni fra un animale, il suo proprietario e un pubblico.
Anni Venti: video brevi e suoni familiari
Nei feed di video brevi, il suono può essere riconoscibile quanto l’animale. Gli spettatori possono conoscere il segnale musicale prima di sapere quale gatto apparirà, e i creatori possono sfruttare quell’aspettativa per il tempismo.
«Chipi Chipi Chapa Chapa» è un esempio utile. L’espressione viene da Dubidubidu della cantante cilena Christell ed è stata associata a un’ondata di remix alla fine del 2023. Non è una canzone ungherese e il formato non va attribuito a un unico video di un gatto identificato male.
Ripetizione in loop, movimento e un frammento audio riconoscibile creano una battuta compatta. Non sostituiscono tutti i formati precedenti: immagini statiche, didascalie, GIF e video più lunghi di animali continuano a esistere accanto a loro.
Vale la pena fare una correzione non felina. Pesto del SEA LIFE Melbourne è un pinguino reale, non un Maine Coon. È il benvenuto nella storia più ampia degli animali di internet, ma il reparto gatti non può rivendicarlo soltanto perché è soffice.
2024–2026: gatti IA e l’era del brainrot
Le immagini generative aggiungono un altro modo di produrre scene impossibili con animali: gatti in elaborate storie inventate, ibridi esagerati e immagini costruite attorno a una battuta visiva. Cambia il processo produttivo, non l’esistenza di gatti immaginari.
La più ampia ondata dell’Italian brainrot non è esclusivamente felina. Tralalero Tralala è associato a uno squalo in scarpe da ginnastica. Tung Tung Tung Sahur ha origini indonesiane e un aspetto da umanoide di legno. Nessuno dei due è un ibrido fra gatto e cibo con un nome italiano.
Queste distinzioni aiutano a non trattare ogni assurdo personaggio IA come la stessa storia. Il nostro precedente articolo sull’arrivo dell’Italian brainrot nei prodotti e nei videogiochi (in inglese) esamina un’altra parte del fenomeno più ampio.
La domanda utile sull’autenticità
Un gatto disegnato e uno fotografato possono essere entrambi divertenti. La domanda importante è che cosa il post chieda allo spettatore di credere. Un’animazione dichiaratamente inventata non avanza la stessa pretesa di un filmato realistico presentato come un vero salvataggio o un’esperienza realmente vissuta da un animale.
L’IA aggiunge quindi domande sull’origine e sulla presentazione, ma non crea il primo gatto non reale nella storia dei meme. Nyan Cat continua a volare fra le prove, lasciandosi dietro un arcobaleno.
Domande frequenti
Qual è stato il primo meme sui gatti?
Non esiste un unico primo esempio stabilito con certezza per ogni definizione. Le fotografie vittoriane di Pointer sono predecessori utili; Caturday è una tradizione online successiva. Definire l’uno o l’altra l’inizio dimostrato di tutti i meme felini afferma più di quanto sostengano le testimonianze sopravvissute.
Quando i LOLcat sono diventati conosciuti dal grande pubblico?
Il periodo chiave fu la metà degli anni Duemila, con il lancio di I Can Has Cheezburger? nel 2007. Contribuì a portare a un pubblico molto più ampio uno stile già esistente di umorismo felino con didascalie.
Nyan Cat era un gatto vero?
La famosa immagine è un’animazione in pixel creata da Christopher Torres. Il suo corpo da dolcetto volante non è mai stato una scoperta fotografica, per quanto internet potesse desiderarlo.
Ogni video di un gatto è un meme?
No. Un video può semplicemente documentare un animale domestico. Diventa parte di un meme quando le persone lo riconoscono, lo ripetono, lo adattano o lo usano come riferimento condiviso. Un video virale e un formato da remixare possono sovrapporsi senza essere identici.
Perché i gatti funzionano così bene nei meme?
Una piccola azione può invitare a una grande interpretazione umana: uno sguardo diventa giudizio, una pausa indecisione e una scatola occupata una dichiarazione di stile di vita. Questo non dimostra che i gatti dominino ogni piattaforma, ma offre alle persone parecchio materiale.
La tecnologia continua a cambiare. La nostra disponibilità a guardare un gatto e inventarne il monologo interiore sembra molto più duratura.
Scegli un percorso nella cultura felina
- Come viaggia una battuta: le image macro con immagine e didascalia, la pagina in loop di Hampster Dance (in inglese) e la formula riutilizzabile del sistema di distribuzione dei gatti. Sono formati diversi, non fasi successive di un’unica invenzione.
- Gli animali reali dietro le storie: il proprietario e la fotografia originale di Longcat e il ruolo di Marty nella storia di Nyan Cat.
- Dalle didascalie alle prove: se i gatti riconoscano il proprio nome, perché impastino (in inglese), che cosa possano dirci le fusa e perché gli oggetti finiscano sul pavimento (in inglese). Le battute sono familiari; la ricerca pone domande più circoscritte.
Traduzione italiana dell’articolo originale in inglese del 2026-05-11. Tradotto il 30 ottobre 2026 con assistenza IA; i riferimenti temporali restano quelli dell’originale.




